stdClass Object
(
[id] => 14330
[title] => La profezia che salva dagli idoli
[alias] => la-profezia-che-salva-dagli-idoli
[introtext] => Agorà - Luigino Bruni continua a esplorare l’umanesimo biblico in chiave sociale, economica e antropologica. I testi di Isaia per «capire Cristo»: «Con lui la parola buca il tempo e diventa tempio»
di Marco Girardo
pubblicato su Avvenire il 22/05/2018
Finché sulla terra ci sarà un idolo, avremo ancora bisogno di profeti. E dagli idoli la nostra società post-capitalistica appiattita sul feticismo del consumare – un culto con milioni di totem, oggi pure virtuali e personalizzati – è quasi divorata. L’umanesimo biblico che Luigino Bruni continua a esplorare in chiave sociale, economica e antropologica rappresenta anzitutto un antidoto all’idolatria. Ma non si svela pienamente trascurando i profeti: «Ci resta soprattutto precluso senza Isaia», afferma l’economista marchigiano, con il quale conversiamo in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Dialoghi della notte e dell’aurora (Edb, euro 240, pagine 20,00), raccolta delle riflessioni ispirate dai testi biblici e pubblicate da Avvenire la domenica.
[fulltext] =>
Isaia è una cima massima del genio umano, continua Bruni: «Grazie a lui possiamo capire Cristo: i Vangeli sono stati scritti sul retro del rotolo di Isaia, e se lo dimentichiamo li trasformiamo in una raccolta di testi morali o una collezione di miracoli ». Del resto, conveniamo, più che aver ereditato una cultura atea, oggi – come temeva Karl Barth – siamo banalmente regrediti in un mondo strapieno di feticci.
La tradizione profetica affonda le sue radici nella conoscenza sapienziale, processo in cui non si attiva il logos, ma il cuore. Isaia, di tale tradizione, esalta l’universalità, l’inclusività, la spinta anti-ideologica e ancor prima la bellezza. Nell’arte ad esempio, dice Bruni, «c’è una dimensione profetica che permette di cogliere un dato empirico della profezia: si tratta di un dono oggettivo, universale, di un bene comune globale che abbraccia anche gli ultimi, gli scartati rendendo loro giustizia nel richiamare i re e le istituzioni alla limitazione del potere». Anche per la psicoanalisi la dignità dell’arte è tale solo se non evita l’incontro del reale con il trauma e con le cicatrici del dolore.
Il primo compito del profeta dunque – di Isaia, come di Quèlet – è liberare il campo dall’idea errata di Dio quale potere sommo, affamato di sacrifici, che agisce dentro la logica contabile del dare e dell’avere: «Le offerte al tempio e ai suoi commerci, i sacrifici, sono una strada sbagliata. La strada giusta è un’altra: quella della giustizia e quindi dell’azione a favore dei poveri». In tal senso, rileva l’economista, la voce profetica di papa Francesco è paradigmatica: in un mondo distratto, molto distratto, meno capace di ascoltare, di riconoscere l’Altro, i profeti continuano a esserci e hanno un valore infinito. Ma la mentalità contabile nell’era del capitalismo tecno-finanziario è sorretta e potenziata da quella che oggi identifichiamo come “razionalità digitale” e che Isaia riconobbe quale idolo della Babilonia degli astronomi e degli astrologi, degli “scienziati” e “tecnici” dell’epoca. Bruni: «L’errore più grave che il profeta vi riconobbe è la mancata conoscenza della precarietà del proprio successo e potere». E quindi l’emergere del delirio di onnipotenza – o volontà di potenza – che le impediva di pensare alla fine. Uno dei contributi, preziosissimo, dei profeti consta proprio nella capacità di vedere in tempo il punto critico e quindi l’avvicinarsi della cosiddetta «maledizione delle risorse» (materiali e intellettuali) che scatta ogni qual volta le ricchezze di ieri diventano un ostacolo alla creazione del raccolto di domani. Il paradigma dello sviluppo sostenibile denuncia esattamente il medesimo limite, quello che tecnici, futurologi e sondaggisti non riescono purtroppo a scorgere.
Le culture contemporanee, sempre più uniformi, sono del resto schiacciate sull’eterno presente, sintonizzate sull’istante e in virtù di ciò oramai incapaci di concepire il futuro. In tal senso la contrazione dei tempi – e quindi capacità di visione – della politica è impressionante. Quando in una comunità, ricorda Bruni, in un popolo, in una civiltà, in ciascuno di noi «si appanna la profezia, la giovinezza è nostalgia, l’invecchiamento maledizione e la vita adulta non arriva mai». La profezia interpreta pertanto un ruolo ancor più importante, oggi, spostando il confine: «Non sulla differenza sacro-profano, sulla distinzione tra templum e tempus, dove Kairos domina Kronos; non è più lo spazio, cioè, a dividere sacro e profano, ma la parola a curvare il tempo e sovvertire l’ordine». Nel mondo delle fake news la Bibbia ci ricorda il potere della parola, capace di «creare» dal nulla, «come nel momento in cui due sposi dicono sì davanti a un sacerdote». Le parole dei profeti sono «sommamente generative », per Bruni, essendo i virgolettati di Dio: «Con Isaia la parola buca il tempo, la parola diventa il tempio». Si fa tempio soprattutto la notte, nel tempo di crisi, perché essendo i profeti stessi uomini e donne dell’insuccesso, «la loro parola e la loro esistenza ci donano una mappa etica e spirituale per orientarci nell’ora del fallimento ». E, dunque, per intercettare come sentinelle i primi lucori dell’alba.
Nella società attuale, prima delle luci del futuro, è già difficile cogliere la differenza. Anche per questo proliferano i falsi profeti, «negazione della notte o negazione dell’alba». Nell’Espulsione dell’Altro il filosofo Byun Chul Han stigmatizza «la violenza dell’Uguale », violenza invisibile. La proliferazione dell’Uguale, aggiunge, si presenta come crescita, ma da un certo punto in poi, «la produzione non è più produttiva, bensì distruttiva, l’informazione non è più informativa, bensì de-formativa, la comunicazione non è più comunicativa, bensì cumulativa ». E perde significato. Isaia ci insegna a smascherare l’omologazione del falso profeta: «Che è ruffiano, dà ragione al potente, dice quello che vuole il potente. E a-teo subalterno al potere. Il problema dei falsi profeti è che alle volte lo diventano in presunta buona fede, quando iniziano ad ascoltare la propria voce» e non più quella eccedente dell’Altro. Così diventano retori e sofisti: «Accade nella politica che cede il passo al populismo, accade anche dentro la Chiesa». L’idolatria del resto non è esterna alla religione. È la sua principale malattia auto-immune, che essa stessa genera quando perde contatto con la profezia.
La profezia, poi, è sempre inclusiva. Apre le porte ai gentili. In Isaia, continua Bruni «c’è il tema immenso dell’universalismo della salvezza. Per questo senza i profeti avremo solo dinamiche tribali. La visione (éskatos) di Isaia è quella di una nuova Gerusalemme in cui tutti i popoli fanno festa e celebrano insieme». La direzione in cui va il mondo è diametralmente opposta, constata amaramente Zygmunt Bauman (Retropia) richiamando le analisi di Michael Walzer: «Se mai gli Stati diventassero dei grossi vicinati – come accade nell’attuale fase di globalizzazione digitale accompagnata dal divorzio tra politica e potere – è probabile che i vicinati diventerebbero dei piccoli Stati e che i loro membri si organizzerebbero per difendere la politica locale e la loro cultura dagli estranei». Incombente è dunque la dinamica di un mondo che si arrocca come effetto di una globalizzazione che ha finito per aumentare le disuguaglianze, dagli Stati Uniti all’Europa. Senza dimensione profetica, ricorda Bruni, non avremmo probabilmente avuto l’Unione Europea e non a caso per De Gasperi, Schuman e Adenauer - tre cattolici, tre uomini di frontiera, tre perseguitati dalle dittature nazifasciste - è in corso la causa di beatificazione.
Pertiene infine alla profezia la dimensione della gratuità, regola prima della grammatica sociale. «Il profeta è l’immagine di qualcuno che serve una parola non propria, anche scomoda, sempre gratuita». Non un regalo, dentro una logica commerciale di «dare e avere», una logica debitoria, ma un dono inserito in una prospettiva relazionale: «Isaia parla alle persone guardandole negli occhi, conoscendole. La parola è un bene relazionale, sta sempre dentro la relazione». La profezia nel tempo dei social media è pertanto un richiamo allo sguardo dritto negli occhi. Per evitare, ancora con Byun-Chul Han, che l’ordine digitale, ontologicamente solipsistico, provochi una progressiva scomparsa della realtà generata invece dall’incontro.
IL CORSO DI ECONOMIA BIBLICA
Al libro del Profeta Isaia, dal 14 al 16 giugno, sarà dedicato il “Terzo corso di Economia Biblica” tenuto da Luigino Bruni presso il Polo
Lionello Bonfanti di Loppiano (Figline e Incisa Valdarno, Firenze). Sono previste agevolazioni nel caso di giovani (fino a 30 compiuti) e piccoli gruppi (dalla terza persona). Per i docenti e i dirigenti scolastici, la Scuola di Economia Civile è ente accreditato dal Miur per la formazione del personale del comparto scuola. La presentazione del libro Dialoghi della notte e dell’aurora avverrà invece domani al Festival Biblico di Vicenza.
Sul Corso di Economia Biblica: vedi volantino - Per maggiori informazioni - iscriviti qui
[checked_out] => 0
[checked_out_time] => 0000-00-00 00:00:00
[catid] => 888
[created] => 2018-05-22 09:20:55
[created_by] => 64
[created_by_alias] => Marco Girardo
[state] => 1
[modified] => 2020-08-10 04:40:22
[modified_by] => 609
[modified_by_name] => Super User
[publish_up] => 2018-05-22 09:20:55
[publish_down] => 0000-00-00 00:00:00
[images] =>
[urls] =>
[attribs] => {"article_layout":"","show_title":"","link_titles":"","show_tags":"","show_intro":"","info_block_position":"","info_block_show_title":"","show_category":"","link_category":"","show_parent_category":"","link_parent_category":"","show_associations":"","show_author":"","link_author":"","show_create_date":"","show_modify_date":"","show_publish_date":"","show_item_navigation":"","show_icons":"","show_print_icon":"","show_email_icon":"","show_vote":"","show_hits":"","show_noauth":"","urls_position":"","alternative_readmore":"","article_page_title":"","show_publishing_options":"","show_article_options":"","show_urls_images_backend":"","show_urls_images_frontend":"","helix_ultimate_image":"","helix_ultimate_article_format":"standard","helix_ultimate_audio":"","helix_ultimate_gallery":"","helix_ultimate_video":"","multicats":"[\"888\"]"}
[metadata] => {"robots":"","author":"","rights":"","xreference":""}
[metakey] =>
[metadesc] => Agorà - Luigino Bruni continua a esplorare l’umanesimo biblico in chiave sociale, economica e antropologica. I testi di Isaia per «capire Cristo»: «Con lui la parola buca il tempo e diventa tempio»: intervista di Marco Girardo a Luigino Bruni su Agorà di oggi.
[access] => 1
[hits] => 3420
[xreference] =>
[featured] => 0
[language] => it-IT
[readmore] => 10777
[ordering] => 366
[category_title] => IT - Editoriali Avvenire
[category_route] => economia-civile/it-editoriali-vari/it-varie-editoriali-avvenire
[category_access] => 1
[category_alias] => it-varie-editoriali-avvenire
[published] => 1
[parents_published] => 1
[lft] => 79
[author] => Marco Girardo
[author_email] => ferrucci.anto@gmail.com
[parent_title] => IT - Editoriali vari
[parent_id] => 893
[parent_route] => economia-civile/it-editoriali-vari
[parent_alias] => it-editoriali-vari
[rating] => 0
[rating_count] => 0
[alternative_readmore] =>
[layout] =>
[params] => Joomla\Registry\Registry Object
(
[data:protected] => stdClass Object
(
[article_layout] => _:default
[show_title] => 1
[link_titles] => 1
[show_intro] => 1
[info_block_position] => 0
[info_block_show_title] => 1
[show_category] => 1
[link_category] => 1
[show_parent_category] => 1
[link_parent_category] => 1
[show_associations] => 0
[flags] => 1
[show_author] => 0
[link_author] => 0
[show_create_date] => 1
[show_modify_date] => 0
[show_publish_date] => 1
[show_item_navigation] => 1
[show_vote] => 0
[show_readmore] => 0
[show_readmore_title] => 0
[readmore_limit] => 100
[show_tags] => 1
[show_icons] => 1
[show_print_icon] => 1
[show_email_icon] => 1
[show_hits] => 0
[record_hits] => 1
[show_noauth] => 0
[urls_position] => 1
[captcha] =>
[show_publishing_options] => 1
[show_article_options] => 1
[save_history] => 0
[history_limit] => 10
[show_urls_images_frontend] => 0
[show_urls_images_backend] => 1
[targeta] => 0
[targetb] => 0
[targetc] => 0
[float_intro] => left
[float_fulltext] => left
[category_layout] => _:blog
[show_category_heading_title_text] => 0
[show_category_title] => 0
[show_description] => 0
[show_description_image] => 0
[maxLevel] => 0
[show_empty_categories] => 0
[show_no_articles] => 1
[show_subcat_desc] => 0
[show_cat_num_articles] => 0
[show_cat_tags] => 1
[show_base_description] => 1
[maxLevelcat] => -1
[show_empty_categories_cat] => 0
[show_subcat_desc_cat] => 0
[show_cat_num_articles_cat] => 0
[num_leading_articles] => 0
[num_intro_articles] => 14
[num_columns] => 2
[num_links] => 0
[multi_column_order] => 1
[show_subcategory_content] => -1
[show_pagination_limit] => 1
[filter_field] => hide
[show_headings] => 1
[list_show_date] => 0
[date_format] =>
[list_show_hits] => 1
[list_show_author] => 1
[list_show_votes] => 0
[list_show_ratings] => 0
[orderby_pri] => none
[orderby_sec] => rdate
[order_date] => published
[show_pagination] => 2
[show_pagination_results] => 1
[show_featured] => show
[show_feed_link] => 0
[feed_summary] => 0
[feed_show_readmore] => 0
[sef_advanced] => 1
[sef_ids] => 1
[custom_fields_enable] => 1
[show_page_heading] => 0
[layout_type] => blog
[menu_text] => 1
[menu_show] => 1
[secure] => 0
[helixultimatemenulayout] => {"width":600,"menualign":"right","megamenu":0,"showtitle":1,"faicon":"","customclass":"","dropdown":"right","badge":"","badge_position":"","badge_bg_color":"","badge_text_color":"","layout":[]}
[helixultimate_enable_page_title] => 1
[helixultimate_page_title_alt] => Economia Civile
[helixultimate_page_subtitle] => Editoriali Avvenire
[helixultimate_page_title_heading] => h2
[page_title] => Editoriali Avvenire
[page_description] =>
[page_rights] =>
[robots] =>
[access-view] => 1
)
[initialized:protected] => 1
[separator] => .
)
[displayDate] => 2018-05-22 09:20:55
[tags] => Joomla\CMS\Helper\TagsHelper Object
(
[tagsChanged:protected] =>
[replaceTags:protected] =>
[typeAlias] =>
[itemTags] => Array
(
[0] => stdClass Object
(
[tag_id] => 13
[id] => 13
[parent_id] => 1
[lft] => 23
[rgt] => 24
[level] => 1
[path] => editoriali-avvenire
[title] => Editoriali Avvenire
[alias] => editoriali-avvenire
[note] =>
[description] =>
[published] => 1
[checked_out] => 0
[checked_out_time] => 0000-00-00 00:00:00
[access] => 1
[params] => {"tag_layout":"","tag_link_class":"label label-info"}
[metadesc] =>
[metakey] =>
[metadata] => {"author":"","robots":""}
[created_user_id] => 609
[created_time] => 2020-07-17 04:14:05
[created_by_alias] =>
[modified_user_id] => 0
[modified_time] => 2020-07-17 04:14:05
[images] => {"image_intro":"","float_intro":"","image_intro_alt":"","image_intro_caption":"","image_fulltext":"","float_fulltext":"","image_fulltext_alt":"","image_fulltext_caption":""}
[urls] => {}
[hits] => 54665
[language] => *
[version] => 1
[publish_up] => 2020-07-17 04:14:05
[publish_down] => 2020-07-17 04:14:05
)
)
)
[slug] => 14330:la-profezia-che-salva-dagli-idoli
[parent_slug] => 893:it-editoriali-vari
[catslug] => 888:it-varie-editoriali-avvenire
[event] => stdClass Object
(
[afterDisplayTitle] =>
[beforeDisplayContent] =>
[afterDisplayContent] =>
)
[text] => Agorà - Luigino Bruni continua a esplorare l’umanesimo biblico in chiave sociale, economica e antropologica. I testi di Isaia per «capire Cristo»: «Con lui la parola buca il tempo e diventa tempio»
di Marco Girardo
pubblicato su Avvenire il 22/05/2018
Finché sulla terra ci sarà un idolo, avremo ancora bisogno di profeti. E dagli idoli la nostra società post-capitalistica appiattita sul feticismo del consumare – un culto con milioni di totem, oggi pure virtuali e personalizzati – è quasi divorata. L’umanesimo biblico che Luigino Bruni continua a esplorare in chiave sociale, economica e antropologica rappresenta anzitutto un antidoto all’idolatria. Ma non si svela pienamente trascurando i profeti: «Ci resta soprattutto precluso senza Isaia», afferma l’economista marchigiano, con il quale conversiamo in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Dialoghi della notte e dell’aurora (Edb, euro 240, pagine 20,00), raccolta delle riflessioni ispirate dai testi biblici e pubblicate da Avvenire la domenica.
[jcfields] => Array
(
)
[type] => intro
[oddeven] => item-odd
)

«Le tematiche economiche e finanziarie, mai come oggi, attirano la nostra attenzione, a motivo del crescente influsso esercitato dai mercati sul benessere materiale di buona parte dell’umanità». Così inizia il documento
Oggi è la festa dei lavoratori, di tutti lavoratori. È anche la festa del lavoro. Ma non è la festa di tutto il lavoro, perché non tutto il lavoro né tutti i lavori meritano di essere festeggiati. Il lavoro senza aggettivi qualificativi non parla abbastanza per dirci se merita o no la nostra festa.
In queste settimane post-elettorali si sta riaccendendo il dibattito sulle diverse proposte di reddito di cittadinanza e sulle sue varianti. Il confronto è giustamente serio e appassionante, perché tocca cose molto importanti come la povertà, il lavoro, il non lavoro.
Mercato, moneta, debito, profitto: nel grande racconto biblico sono già presenti la maggior parte delle categorie, anche economiche, che hanno fondato la nostra civiltà. A questo codice simbolico dell’Occidente, nel corso dei millenni, hanno attinto a piene mani la poesia, la letteratura e l’arte. Per non parlare della filosofia o della teoria politica. Persino la psicoanalisi, in anni recenti, si è avvalsa della potenza generativa degli archetipi vetero-testamentari allargando il bacino della saggezza greca, per dirla con Charles Moeller, grazie al paradosso cristiano. L’Economia no. Anzi: quello tra Bibbia ed Economia è un incontro per troppo tempo mancato al quale, proprio per questa ragione, Luigino Bruni ha scelto di dedicare, negli ultimissimi anni, una porzione rilevante della sua ricerca. Continua infatti anche nel 2018, al Polo Lionello Bonfanti, l’esperienza iniziata a giugno con la 'Settimana di Economia Biblica':
Il mercato è uno, ma i mercati sono molti. Quando si parla e si discute seriamente di mercato e di Stato – poli di un dibattito che si vuol riaccendere anche usando lenti dal fuoco vecchio – dovremmo prima specificare di quale mercato e di quale Stato stiamo parlando. Perché è solo il Mercato con la "M" grande, creazione irreale e astratta delle ideologie, a essere uno solo. Ma se vogliamo capire cosa sta accadendo all’economia mondiale e in quella del nostro Paese, e magari cercare di migliorarla, dobbiamo uscire dal mondo incantato dei Mercati e degli Stati irreali.
«Il capitalismo è una religione… In futuro ne avremo una visione più chiara». Scriveva nel 1922 il filosofo Walter Benjamin. Parole profetiche, perché mai come in questo nostro tempo il capitalismo della finanza e dei consumi “24ore7giorni” sta rivelando la sua natura religiosa o, meglio, idolatrica. Qualcosa di tanto rilevante quanto sottovalutato dai pensatori del nostro tempo. Non da John Milbank, anglicano, uno dei teologi contemporanei più profondi e influenti. Lo abbiamo incontrato in questo novembre 2017, alla Lumsa di Roma, in occasione del convegno internazionale “L’eredità di Martin Lutero nelle scienze economiche e sociali moderne”.
Non è mai stato facile scrivere un’etica del denaro e dell’economia partendo dai vangeli. Riconoscere questa difficoltà, potrebbe in molti casi essere sufficiente per non iniziare un tale compito o fermarsi subito. Ma la tentazione di ricavare direttamente dal vangelo principi morali per l’economia della nostra società è molto forte, quasi invincibile. Qualche volta, anche chi legge questi libri sente un bisogno, anche questo invincibile, di scriverne una recensione, soprattutto se l’oggetto del libro sono i poveri e la povertà – che fanno spesso fatica a difendersi da soli dagli scrittori e dagli esperti. Ho fatto questa esperienza dopo la lettura di un piccolo libro di André Naud (1925-2002),
A chi interessa ciò che il mondo cattolico vive, pensa, propone in ambito sociale ed economico? Dal silenzio imbarazzante dei media cosiddetti laici sui lavori e sulle proposte della
È
Uscire dalle trappole di povertà è stato sempre estremamente difficile. E questo perché la povertà economica si manifesta come una assenza di reddito, ma quel reddito che manca dipende da una carenza di capitali: capitali sociali, relazionali, familiari, educativi, etc. E quindi se non agisco sul piano dei capitali, i flussi di reddito non arrivano, e se arrivano si disperdono, non fanno uscire le persone dalla condizione di povertà, e non di rado la peggiorano – quando quel denaro finisce nei posti sbagliati, come le slotmachines e i gratta-e-vinci.
Giacomo Becattini è un economista che ha generato novità nella teoria e nella politica economica del nostro Paese, e non solo. Oggi, vicino ai novant’anni, pubblica un libro (La coscienza dei luoghi, Donzelli, 2015 Ndr) che condensa in poco più di duecento pagina la saggezza di una intera vita. Becattini è un economista rappresentativo della migliore tradizione italiana ed europea di storia del pensiero. Pochi economisti hanno saputo essere tutti locali e tutti globali: senza l’osservazione delle dinamiche dei distretti di Prato e di Carrara non avremmo le teorie di Becattini, ma pochissimi intellettuali italiani hanno influenzato come lui i dibattiti di politica industriale in vari Paesi del mondo.
culture, per non rimandare alle "seconde approssimazioni" la realtà che se persa da subito è persa per sempre.
innovare e reggere l’impatto devastante del capitalismo finanziario. Ci ha salvato «quella parte dell’economia italiana che: a) affonda le sue radici nelle nostra storia; b) è stata capace, nella seconda metà del XX secolo, di coprire con i suoi prodotti (il Made in Italy e la nostra straordinaria meccanica) il deficit strutturale della nostra bilancia commerciale, gravato, in particolare, dalle carenze di fonti energetiche; c) è meno agganciata ai poteri forti, finanziari e politici, del nostro Paese». (p. 17).
Tra le moltissime immagini che accompagnano le nostre tante tragedie, ce ne sono alcune che spiccano, che si impongono per forza propria. Qualche volta una emerge su tutte le altre, perché alimenta riflessioni, svelando l’anima profonda di quanto è accaduto e che le parole non riescono ancora a dire. Nel terremoto di domenica 30 ottobre – che mi ha colto mentre passavo in auto sotto Arquata – la foto di quel piccolo gruppo di cittadini di Norcia, inginocchiati con le suore e i monaci davanti alle macerie della basilica di San Benedetto, è diventata l’icona di questo nuovo, indicibile, dolore.
La cultura del contratto è la grande vincitrice del nostro tempo di troppi poveri perdenti. Si è sviluppata sulle ceneri della cultura del patto, che era stata la colonna portante dell’edificio famigliare, civile e politico delle generazioni passate. Fino a pochi decenni fa, il regno del contratto era importante ma delimitato, perché la gran parte della vita della gente era retta dal registro del patto (famiglia, amicizia, politica, religione, lavoro ...).