stdClass Object
(
[id] => 5281
[title] => Disoccupazione e creatività civile
[alias] => disoccupazione-e-creativita-civile
[introtext] => di Luigino Bruni
pubblicato su Città Nuova n.22/2009
Quando andiamo a visitare un amico dopo un incidente, e gli chiediamo: «Come stai?», ci potrebbe rispondere: «La gamba sta guarendo, la costola fa ancora male, l’ematoma non è stato riassorbito, mentre il braccio è a posto». È questa la condizione dell’economia che sta cercando di uscire da un (grave) incidente. Le parti del “corpo” danneggiate dalla caduta del settembre 2008 sono state soprattutto tre: la struttura finanziaria, la produzione e l’occupazione. I dati sulla crisi e sulla ripresa sono contrastanti perché si parla oggi della gamba, ieri delle costole, domani dell’ematoma.
Fuor di metafora, la grave crisi del settore finanziario la possiamo dire superata: oggi non si rischia più un crollo di sistema (almeno per il futuro prossimo). La produzione reale sta ripartendo, e tra qualche mese è probabile che si torni a produrre con un segno del Pil positivo. Ciò che invece non guarisce è il mondo del lavoro: credo che, globalmente, non si tornerà più ai livelli occupazionali pre-crisi. Perché? Innanzitutto le crisi sono sempre momenti nei quali si distruggono assetti industriali in parte obsoleti e se ne creano di nuovi, sono momenti di “distruzione creatrice”. Inoltre con l’ingresso di nuovi grandi attori nel mercato i settori industrialmente maturi del Nord del mondo dovranno necessariamente ridimensionarsi.
Secondo alcune stime, nei prossimi anni l’economia tradizionale potrà occupare non più dei 2/3 dei lavoratori. Che fare? C’è una strada ancora poco sottolineata: potenziare e sviluppare la capacità e la vocazione produttiva della società civile, la cosiddetta economia civile. Occorre cioè che una quota maggiore di società civile e di famiglie non “cerchino” il lavoro presso le grandi imprese o lo Stato che lo ha “creato”, come diceva il modello tradizionale pre-2008. È necessario che la società civile sia sempre più capace di creare essa stessa lavoro, e non solo nei servizi di cura ma anche in settori ad alto valore aggiunto; e occorre che lo faccia in sinergia con le imprese tradizionali e con le istituzioni.
Bisogna poi superare l’idea di economia sociale, o non-profit, come di un settore finanziato in gran parte da contributi pubblici, perché questo modello non può essere sostenibile, se è vero che lo Stato ottiene ricchezza principalmente tassando la produzione delle imprese tradizionali (che saranno sempre di meno). È quindi urgente che l’economia civile attivi con capacità innovativa ricchezza privata e sia capace di produrre essa stessa valore aggiunto.
[fulltext] =>
[checked_out] => 0
[checked_out_time] => 0000-00-00 00:00:00
[catid] => 890
[created] => 2009-12-01 09:54:34
[created_by] => 64
[created_by_alias] => Luigino Bruni
[state] => 1
[modified] => 2020-09-08 01:21:00
[modified_by] => 609
[modified_by_name] => Super User
[publish_up] => 2009-12-01 09:54:34
[publish_down] => 0000-00-00 00:00:00
[images] =>
[urls] =>
[attribs] => {"article_layout":"","show_title":"","link_titles":"","show_tags":"","show_intro":"","info_block_position":"","info_block_show_title":"","show_category":"","link_category":"","show_parent_category":"","link_parent_category":"","show_associations":"","show_author":"","link_author":"","show_create_date":"","show_modify_date":"","show_publish_date":"","show_item_navigation":"","show_icons":"","show_print_icon":"","show_email_icon":"","show_vote":"","show_hits":"","show_noauth":"","urls_position":"","alternative_readmore":"","article_page_title":"","show_publishing_options":"","show_article_options":"","show_urls_images_backend":"","show_urls_images_frontend":"","helix_ultimate_image":"","helix_ultimate_article_format":"standard","helix_ultimate_audio":"","helix_ultimate_gallery":"","helix_ultimate_video":"","multicats":"[\"890\"]"}
[metadata] => {"robots":"","author":"","rights":"","xreference":""}
[metakey] =>
[metadesc] =>
[access] => 1
[hits] => 8120
[xreference] =>
[featured] => 0
[language] => it-IT
[on_img_default] => 1
[readmore] => 0
[ordering] => 186
[category_title] => IT - CN
[category_route] => economia-civile/it-editoriali-vari/it-cn
[category_access] => 1
[category_alias] => it-cn
[published] => 1
[parents_published] => 1
[lft] => 81
[author] => Luigino Bruni
[author_email] => ferrucci.anto@gmail.com
[parent_title] => IT - Editoriali vari
[parent_id] => 893
[parent_route] => economia-civile/it-editoriali-vari
[parent_alias] => it-editoriali-vari
[rating] => 0
[rating_count] => 0
[alternative_readmore] =>
[layout] =>
[params] => Joomla\Registry\Registry Object
(
[data:protected] => stdClass Object
(
[article_layout] => _:default
[show_title] => 1
[link_titles] => 1
[show_intro] => 1
[info_block_position] => 0
[info_block_show_title] => 1
[show_category] => 1
[link_category] => 1
[show_parent_category] => 1
[link_parent_category] => 1
[show_associations] => 0
[flags] => 1
[show_author] => 0
[link_author] => 0
[show_create_date] => 1
[show_modify_date] => 0
[show_publish_date] => 1
[show_item_navigation] => 1
[show_vote] => 0
[show_readmore] => 0
[show_readmore_title] => 0
[readmore_limit] => 100
[show_tags] => 1
[show_icons] => 1
[show_print_icon] => 1
[show_email_icon] => 1
[show_hits] => 0
[record_hits] => 1
[show_noauth] => 0
[urls_position] => 1
[captcha] =>
[show_publishing_options] => 1
[show_article_options] => 1
[save_history] => 1
[history_limit] => 10
[show_urls_images_frontend] => 0
[show_urls_images_backend] => 1
[targeta] => 0
[targetb] => 0
[targetc] => 0
[float_intro] => left
[float_fulltext] => left
[category_layout] => _:blog
[show_category_heading_title_text] => 0
[show_category_title] => 0
[show_description] => 0
[show_description_image] => 0
[maxLevel] => 0
[show_empty_categories] => 0
[show_no_articles] => 1
[show_subcat_desc] => 0
[show_cat_num_articles] => 0
[show_cat_tags] => 1
[show_base_description] => 1
[maxLevelcat] => -1
[show_empty_categories_cat] => 0
[show_subcat_desc_cat] => 0
[show_cat_num_articles_cat] => 0
[num_leading_articles] => 0
[num_intro_articles] => 14
[num_columns] => 2
[num_links] => 0
[multi_column_order] => 1
[show_subcategory_content] => -1
[show_pagination_limit] => 1
[filter_field] => hide
[show_headings] => 1
[list_show_date] => 0
[date_format] =>
[list_show_hits] => 1
[list_show_author] => 1
[list_show_votes] => 0
[list_show_ratings] => 0
[orderby_pri] => none
[orderby_sec] => rdate
[order_date] => published
[show_pagination] => 2
[show_pagination_results] => 1
[show_featured] => show
[show_feed_link] => 1
[feed_summary] => 0
[feed_show_readmore] => 0
[sef_advanced] => 1
[sef_ids] => 1
[custom_fields_enable] => 1
[show_page_heading] => 0
[layout_type] => blog
[menu_text] => 1
[menu_show] => 1
[secure] => 0
[helixultimatemenulayout] => {"width":600,"menualign":"right","megamenu":0,"showtitle":1,"faicon":"","customclass":"","dropdown":"right","badge":"","badge_position":"","badge_bg_color":"","badge_text_color":"","layout":[]}
[helixultimate_enable_page_title] => 1
[helixultimate_page_title_alt] => Economia Civile
[helixultimate_page_subtitle] => Città Nuova
[helixultimate_page_title_heading] => h2
[page_title] => Città Nuova
[page_description] =>
[page_rights] =>
[robots] =>
[access-view] => 1
)
[initialized:protected] => 1
[separator] => .
)
[displayDate] => 2009-12-01 09:54:34
[tags] => Joomla\CMS\Helper\TagsHelper Object
(
[tagsChanged:protected] =>
[replaceTags:protected] =>
[typeAlias] =>
[itemTags] => Array
(
)
)
[slug] => 5281:disoccupazione-e-creativita-civile
[parent_slug] => 893:it-editoriali-vari
[catslug] => 890:it-cn
[event] => stdClass Object
(
[afterDisplayTitle] =>
[beforeDisplayContent] =>
[afterDisplayContent] =>
)
[text] => di Luigino Bruni
pubblicato su Città Nuova n.22/2009
Quando andiamo a visitare un amico dopo un incidente, e gli chiediamo: «Come stai?», ci potrebbe rispondere: «La gamba sta guarendo, la costola fa ancora male, l’ematoma non è stato riassorbito, mentre il braccio è a posto». È questa la condizione dell’economia che sta cercando di uscire da un (grave) incidente. Le parti del “corpo” danneggiate dalla caduta del settembre 2008 sono state soprattutto tre: la struttura finanziaria, la produzione e l’occupazione. I dati sulla crisi e sulla ripresa sono contrastanti perché si parla oggi della gamba, ieri delle costole, domani dell’ematoma.
Fuor di metafora, la grave crisi del settore finanziario la possiamo dire superata: oggi non si rischia più un crollo di sistema (almeno per il futuro prossimo). La produzione reale sta ripartendo, e tra qualche mese è probabile che si torni a produrre con un segno del Pil positivo. Ciò che invece non guarisce è il mondo del lavoro: credo che, globalmente, non si tornerà più ai livelli occupazionali pre-crisi. Perché? Innanzitutto le crisi sono sempre momenti nei quali si distruggono assetti industriali in parte obsoleti e se ne creano di nuovi, sono momenti di “distruzione creatrice”. Inoltre con l’ingresso di nuovi grandi attori nel mercato i settori industrialmente maturi del Nord del mondo dovranno necessariamente ridimensionarsi.
Secondo alcune stime, nei prossimi anni l’economia tradizionale potrà occupare non più dei 2/3 dei lavoratori. Che fare? C’è una strada ancora poco sottolineata: potenziare e sviluppare la capacità e la vocazione produttiva della società civile, la cosiddetta economia civile. Occorre cioè che una quota maggiore di società civile e di famiglie non “cerchino” il lavoro presso le grandi imprese o lo Stato che lo ha “creato”, come diceva il modello tradizionale pre-2008. È necessario che la società civile sia sempre più capace di creare essa stessa lavoro, e non solo nei servizi di cura ma anche in settori ad alto valore aggiunto; e occorre che lo faccia in sinergia con le imprese tradizionali e con le istituzioni.
Bisogna poi superare l’idea di economia sociale, o non-profit, come di un settore finanziato in gran parte da contributi pubblici, perché questo modello non può essere sostenibile, se è vero che lo Stato ottiene ricchezza principalmente tassando la produzione delle imprese tradizionali (che saranno sempre di meno). È quindi urgente che l’economia civile attivi con capacità innovativa ricchezza privata e sia capace di produrre essa stessa valore aggiunto.
[jcfields] => Array
(
)
[type] => intro
[oddeven] => item-odd
)

Il dibattito politico italiano durante l’estate, forse per il clima, spesso assume caratteri originali, a volte paradossali. Un osservatore imparziale avrebbe, ad esempio, trovato quantomeno bizzarro il contrasto tra la reazione preoccupata e unanime della classe politica di fronte ai dati Istat sulla significativa povertà nel Meridione d’Italia, e la proposta, giunta pochi giorni dopo, sulle “gabbie salariali”, giustificata dal fatto che nel Sud la vita è meno cara. Come se tra la maggiore povertà del Sud e i prezzi più bassi non ci fosse un legame forte (non occorre essere professori di economia per capirlo: basterebbe girare un po’ per le strade delle nostre città, e incontrare davvero la gente).