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[introtext] => Al via oggi a Davos la cinquantesima edizione del Forum economico mondiale. Quattro giorni di incontri, eventi, conferenze stampa sul tema scelto quest’anno: “Stakeholder per un mondo coeso e sostenibile”.
di Maria Chiara Biagioni
pubblicato su Agensir il 21/01/2020
“Non mi aspetto molto da questo club che ormai conosciamo tutti. Non è certo Davos il luogo dove si prendono decisioni su questioni così importanti, come quella della povertà e del clima. A Davos si celebrerà la liturgia della religione capitalistica, una grande fiera. Se veramente volevano fare cose importanti, andavano decise a Madrid, alla Cop 25, summit che però è fallito”. È spietato l’economista Luigino Bruni nel valutare i possibili esiti delle discussioni che prenderanno il via oggi a Davos, per la cinquantesima edizione del Forum economico mondiale. Quattro giorni di incontri, eventi, conferenze stampa sul tema scelto quest’anno: “Stakeholder per un mondo coeso e sostenibile”. Sono presenti 53 capi di Stato e 600 esponenti delle élite mondiali che controllano finanza e poteri globali. Bruni, docente di Economia politica alla Lumsa, è stato scelto da Papa Francesco per coordinare il Comitato scientifico internazionale che sta organizzando ad Assisi l’incontro “The Economy of Francesco” in programma dal 26 al 28 marzo.
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Professore, i potenti di Davos hanno messo quest’anno a tema anche la questione del cambiamento climatico. L’ha sorpresa questa scelta? È un buon segno?
È una scelta ovvia, visto che la questione ambientale è il tema del momento e non potevano non parlarne. Il problema è che questo tipo di persone non possono essere convertite. Tu inviti i potenti della terra. Loro accettano l’invito, fanno le foto di rito, partecipano alle riunioni. Ma poi rimane tutto lì. Questi top manager non si commuovono perché vedono il pinguino morire o il ghiacciaio sciogliersi o l’Australia andare in fiamme. Questi hanno bilanci trimestrali da rispettare e se non li rispettano li licenziano. Questo è un mondo che ha le sue leggi. Non possiamo essere così ingenui da pensare che si possono commuovere e cambiare vita. L’unica speranza vera e importante che intravedo per il pianeta è la parte che i cittadini possono svolgere.
Quale?
Un ruolo di protesta e quindi di penalizzazione dei prodotti che non rispondono a scelte forti e radicali. Sono importanti anche le leggi degli Stati e di organismi internazionali come l’Unione europea che possono decidere di mettere vincoli maggiori. Ma è una pia illusione pensare che i potenti della terra si riuniscano in un hotel a cinque stelle per parlare delle sorti dei poveri. I ricchi non hanno mai salvato i poveri nella storia dell’umanità.
Davos si apre all’indomani della ricerca “Time to Care” sulla diseguaglianza globale di Oxfam. Sarà ascoltato il “grido dei poveri”?
Non è mai stato il ricco Epulone ad aiutare Lazzaro nella storia dell’umanità. Non dobbiamo illuderci che questa gente possa aiutare i poveri con le briciole delle loro ricchezze. La povertà del mondo si affronta con altri criteri. Non a caso, per l’incontro “The Economy of Francesco” noi andremo ad Assisi, una città che di per sé è simbolo di un messaggio sulla povertà e sulla ricchezza. Quella di Davos è l’economia di Bernardone – che era il padre di Francesco -, l’economia dei mercanti.
L’incontro di Assisi invece come si pone?
Noi ad Assisi puntiamo sui giovani perché se vogliamo sperare, dobbiamo sperare con loro. Assisi nasce con i giovani, nasce dall’idea del Papa di parlare a chi si sta formando oggi per una economia di domani, a persone che hanno ancora una capacità e una disponibilità al cambiamento. E poi Assisi sarà un luogo dove i giovani saranno ascoltati. Il premio Nobel Yunus mi ha detto: “Verrò per ascoltare perché voglio sentire cosa c’è di nuovo nel mondo dell’economia e dei giovani”.
Le disuguaglianze crescono e il pianeta terra sta bruciando. È anche l’esito di un sistema di mercato e di consumo insostenibile. L’economia mondiale ha capito che rimangono pochi anni ancora?
Ci sono realtà del mondo che sono convinte che il capitalismo è il sistema migliore da mettere in atto anche perché consente a 7 miliardi di persone di sopravvivere a fronte dei 4 miliardi stimati 30 anni fa. E questo grazie anche alla Cina e all’India. Detto questo, bisogna però anche aggiungere che è vero che siamo entrati nella zona Cesarini del pianeta e che abbiamo pochissimi minuti ancora nell’ottica dei tempi. Ma dico anche che non saranno i potenti a salvarci. Saranno i bambini, la gente, sarà tutta la “voce” dal basso. Sarà una reazione del popolo a costringere le aziende e i sistemi economici a cambiare. Il mestiere delle imprese è vendere e se la richiesta cambia, loro necessariamente devono adattare l’offerta al cambiamento dei comportamenti e delle scelte dei consumatori.
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«Chiara mi chiamò nel 1998: voleva che l’aiutassi a dare dignità scientifica alla grande esperienza dell’Economia di comunione». Luigino Bruni rievoca così il suo rapporto con Chiara Lubich, la fondatrice del movimento dei Focolarini, morta il 14 marzo di 10 anni fa. A riviverla oggi quella chiamata ha un grande contenuto profetico: Lubich avvertiva il rischio che una bellissima prassi senza una teoria che la sorreggesse potesse esaurirsi. «È un’attenzione che dice tanto della persona, della sua intelligenza oltre che della sua passione. Ho lavorato con lei sino al 2008, per dare all’Economia di comunione una strutturazione che le permettesse di alimentarsi, grazie ad un’elaborazione di pensiero in cui sono stati coinvolti tanti importanti economisti».