È quel due per cento che conta

È quel due per cento che conta

ContrEconomia/4 - La biodiversità è legge fondamentale anche nel fare impresa e consulenza

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 16/03/2023

"Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: gli uomini si liberano nella comunione."

Paulo Freire, Pedagogia degli oppressi

Dalla genetica possiamo apprendere insegnamenti preziosi per la vita delle nostre organizzazioni e comunità (pure a movente ideale) e imparare come si risolvono veramente i conflitti.

La biodiversità è una legge fondamentale della vita, quindi anche della vita economica, delle imprese, della consulenza. Fondamentale in ogni ambito, la biodiversità diventa veramente decisiva quando entriamo nel mondo delle Organizzazioni a Movente Ideale (Omi), cioè quelle realtà nate dalle nostre passioni più grandi, quelle che aggregano i nostri sogni collettivi. Per molti aspetti queste somigliano a tutte le altre realtà umane, per altre fondamentali dimensioni sono però diverse, qualche volta molto diverse. 

Una premessa. La scienza ha scoperto che la specie umana ha in comune con gli altri primati superiori quasi tutto il suo materiale genetico (circa il 98%), ma il nostro è anche organizzato diversamente. L’organizzazione dipende dai geni e da come si esprimono, dalle mutazioni, dai “riarrangiamenti” cromosomici. Da questa prospettiva siamo quasi uguali agli scimpanzé, ma è in quel “quasi” dove si concentrano molte delle cose essenziali per capire cosa è veramente l’homo sapiens, per comprendere quindi cultura, linguaggio, relazioni, coscienza, ideologie, fede. L’1 o il 2% in questi fenomeni sono numeri grandissimi, quasi infiniti. Perché la bio-diversità tra le specie e intra-specie dipende soprattutto da come le stesse lettere dell’alfabeto (cioè il Dna) si combinano in parole (i geni) che insieme agli spazi vuoti tra una parola e un’altra diventano frasi (i cromosomi) con cui si compone il discorso di ogni singolo essere vivente, in continua evoluzione. L’epigenetica, poi, ci insegna che molti cambiamenti degli esseri viventi sono dovuti all’interazione del genoma con l’ambiente che provoca una diversa espressione dei geni dell’organismo senza modificare le sequenze di Dna – forse Lamarck col suo “collo delle giraffe” aveva più ragione di quanto pensassero i miei insegnanti di scienze.

Utilizzando questa potente metafora genetica (quindi da prendere come tale), anche le molte organizzazioni umane condividono quasi tutto il loro Dna. Se però chi studia le organizzazioni si limitasse all’analisi della sequenza genetica organizzativa giungerebbe alla conclusione che le organizzazioni umane sono (quasi) tutte uguali. Ma, anche qui, le differenze che davvero contano non si trovano tanto nella sequenza del Dna – cioè negli organigrammi, nei diagrammi di flusso, nelle job description, nella governance formale, nella suddivisione in unità, uffici, mansioni. Perché viste da questa prospettiva “genetica” le organizzazioni sono davvero troppo simili, non vediamo la vita, ma soltanto le sue tracce, non cogliamo quelle diversità che invece dovremmo individuare – siamo molto più complessi del nostro codice e programma genetico.

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