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di Luigino Bruni
L'evento centrale dell'ultima giornata del convegno è stata la firma della "convenzione" tra Economy of Communion e Università Cattolica per sviluppare insieme l'EdC nei prossimi anni: un momento veramente solenne, forte, simbolico, pieno di significati. Il giorno precedente il Nunzio aveva celebrato una liturgia con tutta l'università e, sebbene non so come fossero le liturgie dei primi cristiani ad Antiochia, né quelle di Francesco ad Assisi, né abbia mai visto le liturgie nelle Ande o in Australia, credo che messe più belle di quelle che ho visto qui sia davvero difficile immaginarle: basterebbe la danza iniziale di giovani con cui si aprono le liturgie ufficiali e i canti in lingua tradizionale per rendere queste liturgie splendide.
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La stessa solennità delle messe l'abbiamo ritrovata nella firma di questo patto, da parte del Rettore, Prof. Maviiri e mia: era una firma seria, impegnativa, un patto o covenant (allenza, come nel Genesi), che ci impegna ancora di più per l'Africa nei prossimi anni.
L'impegno che abbiamo preso insieme è quello di assicurare due corsi (di 3 settimane) sull'EdC, uno aperto a tutti e l'altro agli studenti di master, già a partire da questo luglio. L'idea è di sviluppare questa collaborazione sempre di più, coinvolgendo anche l’Istituto Universitario Sophia (il Rettore aveva
partecipato alla sua inaugurazione).
Nel mio breve discorso ufficiale, ho detto tre cose.
1. Non siamo venuti in Africa per offrire ricette ma attratti dalla vita che già c'era, soprattutto dalla vita delle nostre comunità che sono in Africa da quasi 50 anni, e ormai in tutti i Paesi. Siamo venuti come una risposta d'amore ad un amore grande per l'Africa, che si aggiunge a tutti coloro che (anche per un desiderio implicito o esplicito di riparare tanti dolori provocati dall'Occidente) sono venuti nei secoli in queste terre morene.
2. Non so ancora se l'EdC sarà utile all'Africa: ciò che è certo è che l'Africa è stata molto importante per l'EdC, perché ci ha consentito di capire ancora meglio le potenzialità e le caratteristiche dell'intuizione di Chiara Lubich.
3. "No EdC without Africa", ho concluso, invitandoli agli eventi del prossimo maggio in Brasile, per i 20 anni del progetto, per rendere ancora più visibile la presenza oggi dell'Africa nel network mondiale dell'EdC.
Che cosa è emerso sull'EdC da questo viaggio? Alcune realtà si sono stagliate con forza.
Innanzitutto che il principale modo che l'EdC propone per alleviare l'estrema povertà non è primariamente la redistribuzione della ricchezza (prendere dai ricchi per dare ai poveri) ma la creazione di nuova ricchezza, includendo nel processo le persone in difficoltà: si aumentano le torte, non si ritagliano diversamente soltanto le "fette" di una torta data.
In secondo luogo, l'EdC si mostra sempre più come una visione economica aperta a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, soprattutto ora che è presente anche nell'Enciclica.
Poi è stato molto forte, in quel contesto, comprendere nuovamente che l'EdC per funzionare ha bisogno di un rapporto diretto con la povertà. Quando Chiara Lubich la lanciò, colpita dalla corona di spine, dalla povertà in San Paolo e in Brasile, chiamò la comunità brasiliana innanzitutto a far qualcosa di più per risolvere quello scandalo. Allora il Brasile partì, poveri ma tanti, costruendo il Polo, le 100 imprese ... perché l'edc era legata (oggi forse meno direttamente anche in Brasile) ad un problema evidente e diretto di povertà. Se manca questo contatto diretto, le imprese edc non capiscono il senso di quello che fanno. Inoltre, non può essere sufficiente raccogliere denaro in Europa per usarlo in altre parti del mondo all'interno del nostro movimento, perché ciò è un legame troppo blando, almeno con il passare degli anni.
Che fare allora? Intanto rendere più evidente il legame tra l'attività di tutte le imprese e alcuni progetti (più impegnativi e più grandi) che l'edc porta avanti nel suo insieme nel mondo. Dopo 20 anni i micro-progetti non bastano per tener viva negli imprenditori la passione per donare buona parte degli utili: occorre fare di più. Inoltre, e secondo me in modo più decisivo, occorre rilanciare negli imprenditori edc di tutto il mondo una nuova stagione di creatività alla scoperta delle povertà di varia natura (non solo materiale) nelle loro città, e far qualcosa direttamente per loro, magari insieme.
L'EdC nasce perché un mondo con persone indigenti da una parte e opulente dall'altra non può essere "un mondo unito" (il carisma dell’unità di Chiara Lubich). Quindi L'EdC avrà sempre uno sguardo speciale sulle povertà (e sulle ricchezze non condivise, altra forma di "miseria"), e non solo in alcuni Paesi del mondo.
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Nairobi, 26 gennaio 2011 – Si è conclusa ieri la 1° Scuola Edc panafricana presso la Mariapoli Piero, e oggi, 30° anniversario della morte proprio qui a Nairobi di Piero Pasolini (uno dei primi focolarini a portare il carisma dell’unità in Africa ndr), abbiamo iniziato la conferenza all’ Università Cattolica.
Genevieve Sanze a portarle e a dire una preghiera durante l'offertorio, ma lei a chiesto a me di farlo. Ed io, preso totalmente in contropiede, quando si è trattato di aprire bocca e di pregare più o meno così "Signore accogli queste firme, che sono la nostra vita offerta perché in Africa possa diffondersi una economia di comunione ...", mi sono bloccato, non riuscivo più a parlare per la forte emozione che mi ha preso.
C'era tanto amore e tanta speranza in quella firma. E io mi sono bloccato, facendo una figura "ottima" con il Nunzio (al quale ero stato presentato come il responsabile del progetto!). Comunque anche quelle lacrime hanno creato più fraternità e uguaglianza con tutti, forse mostrando che non eravamo andati lì per parlare di teorie, ma che sentiamo sulla nostra pelle le gioie, le speranze e i dolori delle loro terre.
sono delineati alcuni progetti concreti, che partono da loro. In uno in Burundi il Bangco Kabayan entrerà come partner in un programma di micro-credito, iniziando così la sua prima attività fuori dalle Filippine.
moglie Julie, Giampietro, Leo e Anneke, Teresa suo marito Francis e sua figlia Alexandra) hanno contribuito con dei pezzi artistici.
Africa, c'è bisogno e entusiasmo: questi popoli più "giovani" (anche se siamo vicini alla Rift Valley) hanno una fame di vita e di futuro che è la pre-condizione per capire l'EdC e prima ancora il carisma dell’Unità di Chiara Lubich: se manca questa “fame” non c'è speranza che qualcuno possa capire il carisma. Qui la gente vuole vivere: mi ha colpito vedere quanto amano studiare qui i giovani. Per loro entrare in un college è l'impresa della vita, perché significa futuro. Si vedono giovani studiare di notte sotto i lampioni pubblici perché non tutti hanno la luce a casa ... (e pensavo ai nostri studenti, spesso svogliati perché hanno tutto, e quindi hanno spento il desiderio). Senza questo desiderio e fame di futuro il nostro movimento non può crescere.
le donne dei vangeli e della Bibbia, e il loro amore concreto per Gesù, per gli apostoli e per i profeti. L'Africa parla tanto di donne (ho capito perché qualcuno ha proposto il Nobel per la pace alle donne africane!), perché in esse si concentrano le più grandi ferite e le più grandi benedizioni di questi popoli (comprese le nostre focolarine).
E’ cominciata con tanta gioia ed il clima delle grandi occasioni, serietà e felicità al tempo stesso, la prima giornata della Scuola Edc panafricana alla Mariapoli Piero: sono presenti 160 persone tra cui parecchi giovani, da 12 paesi africani: avere rappresentati così tanti paesi è davvero un fatto da solo molto importante. Si sente entusiasmo, e ci sono tutte le premesse perché inizi per l'Africa il tempo dell'edc.
società. E non è facile soprattutto l'economia, che racchiude tutte le contraddizioni e le ferite di queste terre, che per secoli sono state saccheggiate, in persone e risorse, senza pietà, e che anche oggi continuano ad esserlo. Si sente che gli africani hanno qui una gran voglia di “riprendersi in mano l’Africa” e anche se il Movimento del Focolari ha certamente agito in modo veramente diverso rispetto ad altri, con un vero lavoro di inculturazione e di servizio per l'Africa, le ferite si sentono anche qui.
Il carisma è come una mappa, che ci fa affrontare l'ignoto, con la speranza seria di poter trovare un "Mondo nuovo" (magari cercando Le Indie). Ma la mappa vera Colombo la scrisse al ritorno: così l'economia di Comunione africana la potranno fare solo gli africani: ora però occorre partire con l'EdC che nasce da un carisma. Occorreranno poi mariani, caravelle, capitani, ma occorrerà soprattutto la "nostalgia del mare" (del mondo unito!), il desiderio di partire, di cercare un mondo nuovo: se manca questa nostalgia non si partirà mai. Quindi “mappa” e “nostalgia del mare”.
«La relazione con gli altri è sempre ambivalente. Può cioè essere sia "benedizione" che "ferita", a seconda che ci renda felici o meno. Infatti se l'uomo felice ha bisogno di amici e l'amicizia è questione di "reciprocità" (non può cioè essere imposta per legge o per contratto), allora la felicità è sempre fragile perché dipende dalla libera risposta altrui. In questo senso il mercato è un sistema di mediazioni che hanno lo scopo di eliminare proprio la "ferita" della relazione».
momenti di bilanci e di prospettive. L’EdC è viva e cresce nella storia dell’oggi, nelle crisi e nelle speranze del nostro tempo. La proposta di Chiara di dar vita ad imprese e poli produttivi, e poi (nel maggio 1998) ad un movimento culturale che desse alla prassi “dignità scientifica”, non è caduta nel nulla: essa è stata raccolta da migliaia di persone, prevalentemente dentro ma recentemente sempre più anche fuori il Movimento dei Focolari, un popolo di gente diversa accumunata dal desiderio di coltivare il campo perché il seme del carisma dell’unità gettato nel terreno dell’economia moderna, cresca seguendo la legge scritta nel suo DNA, e porti i frutti tipici del carisma donato a Chiara, come dono per l’umanità di oggi e di domani.
"Per crescere un bambino ci vuole l`intero villaggio", recita un noto proverbio africano. Perché la famiglia possa esprimere le sue potenzialità civili c`è bisogno di un nuovo patto sociale, in un mondo in continua e veloce trasformazione sociale ed economica. Per questo nuovo patto sociale occorre però un`operazione culturale preliminare: rivendicare per la famiglia il ruolo di soggetto economico globale, e non solo quello di agenzia di consumo, risparmio e redistribuzione del reddito.
C'è altro che lei vede sotto a questa crisi?
monetarie): questo fa si che gli squilibri a livello finanziario vadano ineluttabilmente a ripercuotersi sul mondo delle imprese (con la perdita dei posti di lavoro ecc).