«La nuova economia è aprirsi agli altri»

Intervista a Luigino Bruni, tra i relatori al Lyrick di Assisi del convegno "Custodire l'umanità"

di Simone Poledrini

Pubblicata su Il Giornale dell'Umbria il 28/11/2013

PERUGIA - Domani e sabato presso il teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli si svolgerà il convegno internazionale dal titolo "Custodire l'umanità. Verso le periferie esistenziali". L'evento è stato organizzato dalla Conferenza episcopale dell'Umbria (Ceu) in collaborazione con il Progetto culturale della Cei, l'Università degli Studi di Perugia e l'Università per Stranieri.

Nel pomeriggio di domani si terrà la sessione dal titolo: "Per un nuovo rapporto tra economia e società". Tra i relatori vi è il professore Luigino Bruni, docente di Politica Economica all'Università Lumsa di Roma al quale abbiamo chiesto di anticiparci alcuni dei contenuti del suo intervento.

Il suo intervento avrà per titolo: "La custodia come condizione dell'umano: per una nuova ecologia delle relazioni". Come mai questo titolo che, a prima vista, sembra non attinente a problematiche di tipo economico?

«Per parlare veramente di economia si deve parlare dell'umano, ma occorre fare una premessa. Il capitalismo di matrice anglosassone e protestante ha dato vita a un modello dicotomico. Da un lato c'è l'imprenditore che fa il business, dall'altro, quando tale attività è interrotta, cioè nel tempo libero, c'è l'uomo-imprenditore che fa la filantropia e si interessa dell'altro. In altre parole, i due mondi, quello dell'economia e dell'uomo, non si incontrano, se non in momenti separati. Là dove finisce il primo inizia il secondo. Diversamente, la tradizione della cosiddetta Economia civile ha interpretato l'economia e la società come due realtà unite. Esempi di questo possono essere rintracciati nell'impresa familiare, che rappresenta circa il 90 per cento del settore privato in Italia, nelle cooperative, in imprenditori come Adriano Olivetti, nei distretti industriali, e in tante altre realtà. Questi sono tutti esempi di attività cooperative e comunitarie all'interno dell'economia, dove il movimento cooperativo, appunto, è stato l'espressione più tipica. Secondo questa prospettiva l'altro, anche mentre faccio economia, è un bene per me. Di questo "altro" mi posso occupare e interessare anche dentro al mercato. In altre parole, per l'Economia civile "l'altro" non è relegato alla filantropia, ma è un bisogno per me. Si tratta di ridare diritto di cittadinanza all'umanità all'interno del mercato».

L'altro aspetto che si deduce dal titolo del suo intervento è la parola "ecologia". Che cosa intende di preciso con tale termine?

«L'ecologia, secondo me, è l'ecologia delle relazioni. Sappiamo che la prima immagine "ecologica" della bibbia è nel Libro della Genesi che ci racconta nei primi capitoli, uno e due, una grande immagine di una creazione affidata all'uomo e alla donna per custodirla. Cioè, quale è l'idea che c'è dietro? Se non si è custodi dell'altro non lo si è neanche dell'ambiente che ci circonda. In questo caso l'ambiente economico. La custodia è una sola, o siamo custodi l'uno dell'altro e quindi ci prendiamo cura anche degli aspetti economici oppure siamo "assassini" dell'altro e dell'ambiente che ci circonda. Esiste una custodia che è un prendersi cura. O mi prendo cura dell'altro, dell'economia, dei rapporti o non mi prendo cura di queste cose. Quindi c'è una visione unitaria, una antropologia forte dietro l'ecologia della bibbia: l'ecologia come cura. L'ecologia umana che ha l'ambiente come dimensione fondamentale, ma anche l'altro. Tutto l'umanesimo biblico non vede mai la realtà slegata dall'altro, in tutti i sui aspetti. Io direi questa battuta sull'ecologia, cioè come luogo della custodia. Tutto questo si collega a quanto abbiamo detto all'inizio parlando della custodia ed introduce anche quello che io definisco la "ferita" dell'altro».

E quindi anche una società ferita.

«L'attuale società sta precipitando verso la condizione umana dell'assenza della gioia. All'origine di tutto questo vi è la grande illusione che il mercato, con tutte le sue sfaccettature, ci può far stare in una buona convivenza che è priva del dolore. In questo caso, l'altro che si incontra non ci deve ferire, cioè non devono avvenire dei "combattimenti", ma solo innocui scambi economici. Invece, l'altro con la sua diversità può essere l'occasione di una ricchezza, certo anche di generare, appunto, una ferita, ma soprattutto una ricchezza. Perché possa accadere questa ricchezza occorre aprirsi alla gratuità, senza fuggire dalla ferita che l'altro può generare. C'è nella bibbia l'immagine e il combattimento di Giacobbe con l'angelo narrato dal libro della Genesi. Dal presente racconto si desume l'intuizione e l'indissolubile legame presente in ogni autentico rapporto umano tra "ferita" e "benedizione"».

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